VENTO IMPETUOSO- o del lamentarsi del clima pur vivendo in Riviera
Quando ero piccola (e qui a seconda dei riferimenti musicali di ciascuno potrebbe iniziare Coda di lupo oppure John Holmes) mia mamma alla sera durante i tragitti in macchina un po' lunghi ci cantava due canzoni : La Piroga o Vento sottile.
Ascoltati adesso sembrano canti malinconici, a me invece rimandano ad una sensazione come di culla; buio fuori, papà che guida, la mamma vicino a lui e noi tre stravaccati sul retro della nostra Opel Kadett bianca, in un tempo in cui non c'era l'obbligo delle cinture dietro e nemmeno ingombranti seggiolini, l'autoradio si estraeva completamente e la si nascondeva sotto il sedile prima di scendere.
Il vento è stato sempre per me quel soffio sottile della canzone, anche se vivendo al mare a volte è impetuoso, porta l'odore del sale e quando c'è la mareggiata persino gli spruzzi.
Quello che ti scompiglia i capelli con quell'estetica da foto che copre appena il volto. Le foglie che si sollevano e volteggiano, il rumore del treno che arriva da lontano.
Ma ora non lo sopporto più! Mi rovescia l'armadio del terrazzo, fa cadere la biancheria dallo stendino, mi fa venire quel mal di testa fastidioso tra gli occhi, mi fa traballare in motorino, appiccicare i capelli alle labbra se ho messo il rossetto, sollevare il vestito e non nel modo bello di Marilyn sul tombino della metro. Fa un rumore infernale di notte, come un lamento cupo, mi brucia i fiori tanto amorevolmente custoditi, sposta lo zerbino fuori, riempie di polvere gli occhi mentre guido. Mi innervosisce, punto.
Carissimo vento, se la smetti un attimo, magari recuperiamo un po' di romanticismo altrimenti devo dirti che non siamo più amici!
A presto

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