IL MIO ANNO DI RIPOSO E OBLIO
Quest'anno compirò 39 anni e la notizia personalmente può scuotere oppure no, immagino.
Ci sono persone che sentono il tempo sfuggire ma continuano a cavalcare l'onda, altri fissano traguardi, obiettivi, passaggi di una traiettoria ben definita, altri ancora guardano il tempo scorrere in attesa che si concretizzi qualcosa per cui vale davvero la pena vivere.
Ecco, io negli ultimi anni ho fatto così, seduta lungo il fiume il cadavere che attendevo metaforicamente non era quello di un nemico, o forse sì, chissà, ma la mia vita, così diversa da come l'avevo pensata.
Come andare avanti? In inglese si dice "get your shit together", smettere di cazzeggiare in un certo senso ed io sono campionessa nel gestire casino dentro e ordine fuori. Poi però si è spezzato qualcosa. Incoraggiata da anni di terapia ho provato a lavorare su di me in un'ottica di liberazione, conciliazione di parti non troppo comunicative nella mia interiorità...ed è scoppiato un terremoto.
Per resistere ed essere efficiente sul lavoro, nelle relazioni, nei contesti esterni in cui mi muovo ho iniziato a sprofondare. Sono piombata in abusi e comportamenti disordinati, ho smesso di curarmi della casa e degli spazi che nessuno vede, la commessa del negozio mi fa i complimenti perchè dice che è colpita dal mio sorriso costante ed io rientro a casa e faccio di tutto per annullarmi, spegnermi, non sentirmi.
Mi guardo attorno con orrore, i piatti nel lavandino, la pila di vestiti da stirare, il pavimento sporco, e poi esco in terrazzo e provo a dimenticarmi di esistere.
Ora ho preso 10 kg, questo è il livello di disagio massimo che posso tollerare, ho affrontato un passato di disturbi alimentari e non posso stare di fronte allo specchio disprezzando così tanto il mio riflesso. Non più. Vorrei dire che lo devo a me stessa ma in realtà come istinto io starei sulla riva del fiume ad assistere allo sfacelo.
Sapere che nessuno leggerà queste parole non toglie peso al fatto che ho deciso che qualcosa va fatto, anzi che devo fare qualcosa. Anche se non è giusto, anche se non doveva succedere a me, anche se nessuno vuole stare con me, anche, anche, anche...
E quindi, da questo punto bassissimo trovo forza anche in quei racconti del disagio che tanto risuonano in me, e riparto da lì.
Da un libro: Il mio anno di riposo e oblio di Ottessa Moshfegh ed in particolare da un articolo dello scorso anno molto bello che lo commentava e alla fine dice
"lasciarci vivere è un gesto più comodo che vivere in sé. Ci deresponsabilizza, ci culla e ci protegge. Eppure, come ci mostra il romanzo di Moshfegh, la vita vera inizia quando riapriamo gli occhi, quando ci sentiamo magari vulnerabili, sperduti, ma fuori dal letargo siamo costretti ad affrontare la realtà che ci circonda."
E io non lo so se ci riesco ma scrivo qui il link
https://thevision.com/cultura/anno-riposo-oblio-otessa-moshfegh/
Da un album: Post Mortem de i cani ma qui metto una canzone che sono stata già lunga
"Simone è contento
Perché gli hanno pubblicato l'articolo
Mentre Arianna si lamenta
Che ogni giorno è come andare al patibolo
E io mi sento, io mi sento, io mi sento
Vagamente ridicolo
Perché mi domando, mi domando, mi domando
Cosa c'è davvero sotto al vestito
Un buco"
Però vediamo se la risalita la inizio oggi, magari facciamo nel weekend...


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